Mese: novembre 2014

La base di una società civile

Cervo Zoppo

“Prima dell’arrivo dei nostri fratelli bianchi e del loro tentativo di trasformarci in uomini civilizzati, noi indiani non avevamo prigioni. E di conseguenza non avevamo nemmeno delinquenti: senza prigioni non possono esserci delinquenti. Non avevamo serrature o chiavi: quindi non c’erano ladri. Se qualcuno diventava così povero da non avere un cavallo, una tenda o una coperta, gli venivano dati in dono. Desideravamo possedere cose solo per poterle donare. Non conoscevamo nessun tipo di denaro, così non usavamo la ricchezza come parametro per calcolare il valore di una persona. Non avevamo leggi scritte, né avvocati, né politici, così non ci potevamo imbrogliare l’uno con l’altro. Prima dell’arrivo dei bianchi eravamo proprio conciati male e non riesco a capire come potevamo cavarcela senza tutte quelle cose fondamentali che, come ci dicono, sono alla base di una società civile”.
Cervo Zoppo, tribù Lakota

Il modo di conversare di un nativo

Luther Standing Bear 1

“Lodi, adulazione, modi esageratamente affettati e parole eleganti e altisonanti non facevano parte della cortesia dei Lakota. L’affettazione era considerata ipocrita, e chi parlava senza sosta era giudicato maleducato e sconsiderato. La conversazione non cominciava mai all’improvviso o in modo affrettato. Nessuno si precipitava a fare una domanda, per quanto urgente, e nessuno era sollecitato a dare una risposta. Una pausa che lasciasse il tempo di riflettere era il modo realmente cortese per cominciare e condurre una conversazione.”
Capo Luther Orso In Piedi, tribù Lakota

Capodanno Tribale

Hai già pensato dove trascorrere il Capodanno?

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CAPODANNO TRIBALE
Da mercoledì 31 dicembre 2014 a domenica 4 gennaio 2015
Villaggio dei Nativi della Terra – Camugnano, colline Bolognesi

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI:
Riccardo Fioravanti “Wambly Wakinyan, Aquila Tonante”
Cellulare: 333-3931748 – Mail: riccardo.fioravanti@alice.it

Se ritieni interessante la nostra iniziativa, ti chiediamo di diffonderla ai tuoi contatti.

La visione della vita degli Indiani d’America

Nel 1854 il “Grande Padre Bianco” di Washington (il presidente degli Stati Uniti d’America) si offrì di acquistare una parte del territorio Indiano e promise di istituirvi una “riserva” per il popolo “pellerossa”. Ecco di seguito, la risposta di Capo Seattle, considerata ancora oggi la più bella e la più profonda dichiarazione mai fatta sulla visione della vita.

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“Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L’idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua sotto il sole come e’ che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e’ sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura, ogni ronzio di insetti e’ sacro nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con sé il ricordo dell’uomo rosso. Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e’ solamente acqua, per noi e’ qualcosa di immensamente significativo: e’ il sangue dei nostri padri. I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per i fiumi, lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e’ uguale all’altra, perché e’ come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che più gli conviene. La terra non e’ suo fratello, anzi e’ suo nemico e quando l’ha conquistata va oltre, più lontano. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto. Non esiste un posto accessibile nelle città dell’uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse e’ perché io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse può avere l’uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l’erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno? Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l’odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L’aria e’ preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose respirano con la stessa aria: gli animali, gli alberi, gli uomini, tutti respirano la stesa aria. L’uomo bianco non sembra far caso all’aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture. Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l’aria per noi e’ preziosa, che l’aria divide il suo spirito con tutti quelli che fa vivere. Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e’ lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, averne cura in modo sacro e considerarle un posto in cui anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l’offerta di acquistare le nostre terre. Ma se decidiamo di accettare la proposta io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos’e’ l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l’uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiché ciò che accade agli animali prima o poi accade anche all’uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e’ fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinché i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e’ arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra e’ la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, bensì e’ l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto ciò che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non e’ l’uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e’ soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso. C’e’ una cosa che noi sappiamo e che forse l’uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio e’ lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli e’ il Dio dell’uomo e la sua pietà e’ uguale per tutti: tanto per l’uomo bianco quanto per l’uomo rosso. Questa terra per lui e’ preziosa. Dov’e’ finito il bosco? E’ scomparso. Dov’e’ finita l’aquila? E’ scomparsa. E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza”.

Cos’è il Wintercount?

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Cos’è il Wintercount? E’ un’antica pratica sciamanica di ricapitolazione dell’anno appena concluso. Un modo per rileggere le proprie esperienze passate senza perderle nei meandri della memoria e per celebrare l’evento più importante che ha contraddistinto il ciclo che si sta concludendo. Un ancestrale saggezza sciamanica che favorisce l’integrazione delle lezioni impartite dalla vita e che non vanno perse. Questo potente rito è parte del nostro modo di celebrare il Capodanno, un modo che ci permette di diffondere una preziosa tradizione nativa che può arricchire la nostra cultura occidentale e favorire la propria evoluzione personale.

CAPODANNO TRIBALE
Da giovedì 31 dicembre 2015 a domenica 3 gennaio 2016
Villaggio dei Nativi della Terra – Camugnano, colline Bolognesi
Link Evento: Capodanno Tribale

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI:
Riccardo Fioravanti “Wambly Wakinyan, Aquila Tonante”
Cellulare: 333-3931748 – Mail: riccardo.fioravanti@alice.it

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Cos’è il Dreamcatcher?

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Cos’è il Dreamcatcher? È un antico oggetto di potere sciamanico che permette di catturare i sogni belli e di lasciare andare via quelli brutti. Con il rito della costruzione dell’acchiappasogni, attiveremo in noi stessi il potere di focalizzarci sui nostri sogni più belli per poi portarli alla realtà. Attraverso la consapevolezza vigile e la disciplina pragmatica, impareremo a distogliere l’attenzione dalle cattive abitudini e dalle distrazioni che ci sviano dai nostri obiettivi, per concentrarci sugli aspetti positivi e concreti della nostra vita. Costruire il Dreamcatcher in occasione della festa di Capodanno darà quindi un forte imprinting al nostro sacro intento del nuovo anno che inizia, allo scopo di innescare una grande svolta nella propria esistenza.

CAPODANNO TRIBALE
Da giovedì 31 dicembre 2015 a domenica 3 gennaio 2016
Villaggio dei Nativi della Terra – Camugnano, colline Bolognesi
Link Evento: Capodanno Tribale

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI:
Riccardo Fioravanti “Wambly Wakinyan, Aquila Tonante”
Cellulare: 333-3931748 – Mail: info@natividellaterra.com

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