Mese: dicembre 2014

L’affermazione, la negazione e la sintesi

L'aceto di Confucio Budda e Lao Tze

Da qualche giorno Enrica ha deciso di somministrarmi una bevanda incolore. Gli ho chiesto di che cosa si trattasse e lei mia ha risposto che era aceto. In realtà è un bicchiere d’acqua con 5 gocce al mattino e 8 gocce al tramonto di puro aceto rosso o aceto di mele. L’influsso benefico di questo trattamento, che trova la sua giusta manifestazione proprio in questo periodo di dicembre, è quello di purificare, di portare maggiore chiarezza mentale e di stimolare la memoria, attivando i centri celebrali dove sono sopite le immagini. In questo modo, materializza le energie antiche. In una successiva ricerca per approfondire questa tematica, Enrica si è imbattuta nella seguente storia dei tre saggi attorno al barile di aceto; eccovi di seguito la sintesi di questa bellissima metafora di vita.
“Tre uomini saggi sono riuniti attorno a un barile di aceto. Ognuno ne ha appena assaggiato il contenuto ed esprime le proprie impressioni. Il primo ha un’espressione di disappunto, il secondo di amarezza e il terzo infine sorride. I tre saggi sono Confucio, Buddha e Lao Tse, i rappresentanti delle tre correnti principali della Tradizione Cinese. L’aceto simboleggia la vita e i tre saggi sembrano avere atteggiamenti contrastanti: per Confucio occorre correggerne il degrado dalla corretta via del passato; per Buddha è caratterizzata inevitabilmente dal dolore e l’unica via di scampo è abbandonare ogni attaccamento; per Lao Tse anche attraverso il sapore al tempo stesso acido e amaro dell’aceto è possibile esperire l’armonia celeste. L’episodio è in apparenza “di parte” e decisamente a favore del Taoismo (cioè la tradizione rappresentata da Lao Tse) a discapito delle altre due tradizioni, Confucianesimo e Buddismo, tuttavia, secondo una delle interpretazioni della celebre metafora, siccome i tre Maestri sono riuniti attorno allo stesso barile, i tre Insegnamenti sono in realtà uno solo, un contenuto unico ma al contempo dinamico che ha animato e anima discipline come il Tai Chi Chuan, il Qi gong, la Medicina Tradizionale Cinese e il Buddhismo C’han (che in Giappone diventerà Zen). L’affermazione, la negazione e la sintesi; l’esperienza dell’azione rituale, l’esperienza del Vuoto e quella delle Presenze (necessaria per percepire il vuoto). L’unione di questi tre aspetti ha reso e rende tuttora la Tradizione Cinese, anche se molto meno “visibile”, una delle più ricche e dinamiche vie all’interno delle varie Tradizioni su questo pianeta.”

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Stanchi e felici!

legna

Oggi, io ed Enrica, abbiamo fatto, tra le altre cose, delle attività molto spirituali: abbiamo stivato nella legnaia 30 quintali di cerro, di cui 3 casse belle piene che ho portato vicino alla stufa. Poi, in seguito, zappa alla mano, ho realizzato un nuovo piccolo scolo dell’acqua lungo la rampa della legnaia, dopo averla pulita dagli spini. ll bello di scaldarsi con la legna è che non solo lo fai quando la bruci nella stufa, ma ti scaldi anche quando la tagli, quando dal bosco la porti nella legnania per stivarla e quando dalla legnaia la porti vicino alla stufa. Qualche ora a far legna è come fare palestra senza pagare l’abbonamento e con in più il vento che ti scalfisce la faccia e le montagne con alle spalle dei nuvoloni grigi che ti guardano dall’alto. Niente male 😉

Crazy Horse (Film del 1996)

Alla fine degli anni 90, quando ogni estate mi recavo in America per circa tre mesi, c’è stato un periodo in cui venivo ospitato dalla mia cara amica Jurene, che viveva a Wonded Knee e che faceva la maestra nella scuola locale, all’interno della Riserva Indiana di Pine Ridge, in South Dakota. Mi ricordo che un giorno, spulciando tra le sue videocassette, trovai un film che non avevo mai visto: “Crazy Horse”. Quando vidi la copertina fu un momento molto emozionante, dato che uno dei motivi per cui ero andato in America, era proprio per il fascino suscitato da questo leggendario condottiero Lakota. Avevo già letto il famoso libro “Cavallo Pazzo” di Mari Sandoz, edito dalla Rusconi, un libro che consiglio vivamente a chi vuole conoscere non solo la storia di Crazy Horse ma anche del suo popolo e quindi, quando mi trovai in mano il film sulla vita di questo grande guerriero, mi tuffai con gioia a guardarlo, così come ho fatto ieri, dopo oltre 15 anni da quella volta.

crazy_horse_2“CRAZY HORSE” è un film basato sulla vera storia del leggendario condottiero Oglala Lakota. Diretto da: John Irvin – Attori: Michael Greyeyes (Cavallo Pazzo), Irene Bedard (Donna Bisonte Nero), Wes Studi (Nuvola Rossa), Peter Horton (Gen. George Armstrong Custer), August Schellenberg (Toro Seduto). “Crazy Horse” è stato girato nel 1996 nelle Black Hills in South Dakota. Il film è in lingua Inglese.

La natura è nostra maestra

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“Gli anziani Dakota erano saggi. Sapevano che il cuore di ogni essere umano che si allontana dalla natura si inasprisce. Sapevano che la mancanza di profondo rispetto per gli esseri viventi e per tutto ciò che cresce, conduce in fretta alla mancanza di rispetto per gli uomini. Per questa ragione il contatto con la natura, che rende i giovani capaci di sentimenti profondi, era un elemento importante della loro formazione.”
Capo Luther Orso In Piedi, tribù Lakota

Io Sono il mio Spirito

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“Sei affascinato dalla spiritualità dei Nativi d’America? Si? Allora forse credi come loro nell’esistenza dello Spirito. E se credi a questo, allora puoi accettare il fatto che dentro di noi ognuno ha uno Spirito. E questo Spirito se vive oltre il corpo, non solo vivrà dopo la nostra morte, ma forse ha vissuto anche prima della nostra nascita. E se credi a questo, allora il nostro Spirito ha vissuto diverse vite in altri corpi. E forse queste altre vite sono state vissute con corpi di altre razze, in altre terre, con altri popoli. Ti dirò una cosa su questo Spirito; alcuni di noi hanno la capacità di ricordare le vite già vissute con il proprio Spirito. Si, non è facile arrivare a tale ricordi, è necessario lavorare duro su se stessi e fare morire dentro di noi tante idee e concetti che ci sono stati inculcati da giovani. Ma se ti impegni, è possibile liberarsi da questo velo di ignoranza e ricordare chi siamo. Quindi, se ora apri un pò gli occhi, forse ti renderai conto, anche se solo con la razionalità invece che con il cuore, che un Italiano che ti sta di fronte, potrebbe essere un uomo che ha vissuto mille volte nelle praterie e che è in contatto con Madre Terra come e forse più di un nativo nato oggi in America. Ma alla fine dei conti, ha importanza che io sia stato un indiano? O forse basta solo che sia un Uomo che cammina in armonia con la terra?”
Riccardo Fioravanti “Wambly Wakinyan, Aquila Tonante”