La Legge dello Scambio

Balla Coi Lupi 3Tanto tempo fa nell’Isola della Tartaruga, oggi chiamata America, viveva un popolo che definiva se stesso “Il Popolo degli Uomini”. Questa gente aveva un profondo rispetto per tutto ciò che il Grande Spirito aveva creato e si prendeva cura della sacra Madre Terra così come dei propri simili. A quel tempo non esisteva il denaro e quindi il modo per procurarsi le cose era il baratto. In cambio di un coltello si scambiava un capo di vestiario, in cambio di un pezzo di carne si scambiava un pezzo di pelle conciata. La Legge dello Scambio era sacra per questo popolo. Il rispetto di tale legge era così profondo, che non occorreva stabilire un listino, anzi, si dava in cambio sempre un po’ di più, per non fare la figura di essere un mezz’uomo, un accattone, un miserabile spilorcio. La generosità era largamente diffusa e più uno possedeva di meno, più nello scambio dava di più. Per un Indiano d’America, la ricchezza non si misurava in base alla quantità di cose che uno possedeva, ma a quanto egli sapesse dare in cambio. La ricchezza era una dote interiore spirituale, non esteriore e materiale. Anche lo sciamano che aiutava le persone e l’intera tribù quando faceva qualcosa per qualcuno, egli riceveva in cambio delle cose; un pezzo di carne, dei mocassini, un cavallo. Non riceveva denaro perché il denaro non esisteva, ma riceveva qualcosa in cambio. Poi, un giorno, arrivò l’uomo bianco. In un primo tempo giunse povera gente che fuggiva da un continente europeo governato da nobiltà e ingiustizia. Questi primi coloni, che portavano con se il desiderio di una società più giusta, si integrarono molto bene con le tribù Native Americane. Ma quando l’esodo si fece più consistente, allora dal vecchio continente arrivò di tutto. Il lato oscuro del mondo occidentale si riversò su questa Nuova Terra e iniziarono i conflitti. La triste storia di stermini e genocidio non occorre rievocarla perché ormai è ben conosciuta, ma è importante anche riconoscere quelle piccole grandi cose che la gente non sa, che hanno inquinato le antiche leggi di questo popolo che era così ben integrato con la natura e che basava il proprio stile di vita sulla semplicità e sull’onestà. Mi riferisco alla Legge dello Scambio. Come ho appena scritto, lo scambio era vissuto in modo equo e in molti casi, si faceva a gara per dare sempre un po’ di più dell’altro. Ma quando arrivò la sciocca furbizia dell’uomo bianco, fu l’inizio della miseria per quei popoli. Dall’arte del baratto, quel mondo iniziò a subire l’arte della fregatura, dell’imbroglio e della disonestà. L’Indiano che dava un oggetto di valore veniva ricambiato con oggetti di scarso pregio, con degli spiccioli, proprio perché l’equità veniva governata non da un documento scritto, ma da una legge non scritta impressa nei cuori di gente che sapeva bene cos’era l’onore. L’indiano in realtà non era ingenuo; semplicemente non concepiva come un uomo potesse scendere ad un livello così basso e vergognoso, cercando di non onorare la Legge dello Scambio.
Riccardo Fioravanti “Wambly Wakinyan, Aquila Tonante”

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