Agricoltura Naturale

Fare rete; la forza di essere uniti

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dallo scorso autunno (2015), alcune resistenze e diffidenze al collaborare con chi fino a ieri si considerava concorrente stanno sgretolandosi. Questo è un chiaro processo di unione, di integrazione, di sviluppo di una presa di coscienza che porta alla profonda comprensione che siamo tutti collegati e che insieme siamo più forti che da soli. Più forti rispetto alle problematiche comuni, più forti rispetto a progetti da sviluppare, più forti nel contrastare chi rema contro al cambiamento.

Per noi del Villaggio dei Nativi della Terra si sono aperte molte porte verso ambienti e organizzazioni che si stanno evolvendo in direzioni innovative, sia per l’aspetto sociale, ma soprattutto anche per quello spirituale.

Da una parte la magica sincronicità della vita e dall’altra il nostro cercare e confrontarci con le realtà del nostro territorio, ci hanno permesso di entrare in un paio di situazioni che inaspettatamente hanno dato un nuovo slancio alla nostra antica visione del nostro Villaggio, una visione che va oltre il nostro “orticello” e che vede il diffondersi dei nostri valori nativi al di là dei confini del nostro podere, per espandersi nel nostro territorio dell’Appennino Bolognese e favorire il processo in cui la gente che vive nelle nostre montagne divenga piano piano una grande comunità ecosostenibile in armonia con la natura e unita come popolo.

Il primo gruppo è costituito da imprenditori del mondo dell’agricoltura dell’Appennino Bolognese che ha sentito l’esigenza di unirsi per affrontare problematiche comuni, potenziare le attività commerciali e organizzarsi per obiettivi collettivi. Le difficoltà sono notevoli perché la maggior parte delle persone, nonostante siano spinte da questa nuove energia che unisce, è ancora in qualche modo connessa alle vecchie abitudini. Ma il tempo sta lavorando a favore della coesione e a piccoli passi stiamo creando progetti concreti per operare collettivamente. Ci siamo dati il nome di “Fattorie di Montagna” e pur mantenendo le proprie identità individuali, siamo fortemente motivati a fare rete.

Il secondo gruppo definito “Talenti”, opera nel mondo del Turismo Locale ed è promosso e organizzato dall’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese in collaborazione con “Bologna Welcome” (Ufficio del Turismo del Comune di Bologna), Vivi Appennino (Portale Internet Tursimo Appennino Bolognese), Città Metropolitana di Bologna e Regione Emilia Romagna. Questo progetto sta invece unendo diverse realtà legate al mondo artistico e dell’artigianato locale attraverso due prime iniziative: “Case d’Artista” che è un vero e proprio itinerario turistico in cui è possibile visitare direttamente i laboratori, gli studi e persino le case degli artisti e degli artigiani che vivono e lavorano nella montagna Bolognese e il “Circo dei Talenti” in cui un vero e proprio circo itinerante viene montato nelle principali piazze dei paesini del territorio Appenninico Bolognese e nel quale, oltre a mettere in scena degli spettacoli circensi e non, tutt’attorno al tendone vengono allestiti degli stand in cui il gruppo dei Talenti può sviluppare diverse attività con esposizioni, dimostrazioni e piccoli laboratori artigianali e artistici.

In questi primi mesi abbiamo impegnato molto tempo in riunioni volte a conoscerci e a stilare una sorta di visione condivisa in cui ognuno può mettere in gioco i propri sogni, valori e qualità allo scopo di arricchire il progetto collettivo. Un lavoro immane e assai delicato, proprio perché si passa attraverso le svariate differenze che da una parte possono essere degli ostacoli, ma dall’altra sono il vero tesoro di queste iniziative.

Fare rete non è però solo unire le forze per progetti comuni. Fare rete è molto di più. Significa creare un esempio di pacifica convivenza, nonostante quegli aspetti che possono creare separazione. Noi qui cerchiamo di andare oltre, di non focalizzarci su quegli aspetti che creano attriti e discussioni, ma di passare attraverso l’accettazione di ciò che può non piacerci e di concentrarci e amplificare invece ciò che ci piace e ci unisce,  permettendoci di costruire un nuovo modello non solo di progettualità lavorativa, commerciale o turistica, ma piuttosto un reale esempio di collettività in cui sviluppare una nuova identità del territorio che trasformi la nostra società locale degli Appennini Bolognesi in una comunità più coesa e solidale, dove poter vivere in armonia con la natura e in pace e prosperità con le altre persone che vivono accanto a noi.

Il ritorno delle Piantate; verso il Progetto della “Food Forest”!

agriforestazione 1

Oggi la chiamano Agroforestazione, ma in realtà è il ritorno di un’antico metodo di agricoltura: la Piantata. Il concetto sta nel piantare file di alberi in campi che solitamente si coltivano in modo intensivo. Tecnicamente, vengono piantati degli alberi da frutto o da legna distanti tra loro in modo sufficiente per farli crescere senza che si disturbino l’un l’altro e in file che siano distanti tra loro circa 20/25 metri, in modo da permettere la coltivazione di cereali e altri prodotti agricoli, oltre ad agevolare il passaggio di macchinari per la potatura e il raccolto. In questo modo si hanno diversi vantaggi: prima di tutto, dove si mescolano alberi e colture c’è maggiore energia per la loro crescita, si diminuiscono i rischi di bruciare i raccolti, l’acqua viene distribuita meglio e il terreno è molto più stabile, sopratutto in montagna dove il rischio di frane è assai frequente. Questo sistema è anche molto interessante da applicare in sinergia con l’allevamento. Con l’Agriforestazione, viene dunque favorito un approccio naturale e sinergio, con l’uso di metodi e produzione diversificate e consociative, utili per una agricoltura che sia ecologica, sostenibile e che abbia ricadute innovative sul sociale, sulla gestione del territorio e sulla responsabilità del proprio ecositema.

LA “FOOD FOREST” DEI NATIVI DELLA TERRA
Il bello del nostro podere, è che in parte è già impostato in questo modo. Alcune Piantate hanno resistito alla trasformazione dell’agricoltura meccanizzata e ci permetteranno quindi di poter preparare un progetto di “Food Forest”, ricalcando i vecchi modelli di terreno che i nostri avi avevano studiato prima di noi, nel contesto del territorio e della meteorologia, applicandolo alla nostra valle. In questo periodo, dovremo decidere quali alberi impiantare, a quale distanza e cosa coltivarci in mezzo. Abbiamo inoltre intenzione di condividere questo progetto creando un vero e proprio caso mediatico, con un sito, un gruppo facebook, una webcam sulla Food Forest e periodicamente filmati e interviste sull’andamento del progetto. Creeremo inoltre nella “Foresta del Cibo” laboratori didattici per gli amanti dell’agricoltura naturale e per le scuole.