Le mie riflessioni

L’abisso del dualismo

lupi

“Siete caduti nell’abisso del dualismo… e non ve ne state accorgendo!
Pensieri radicali, estremisti, faziosi, falsi, disonesti, violenti… Dove portano?
Lo sappiamo bene, ma imperterriti usate facebook per scontrarvi, per combattervi, per odiarvi.
Destra contro sinistra. Ancora.
Credete di essere nel giusto, ma in realtà siete l’altra faccia della medaglia a cui state “gridando” contro, con i vostri post assurdi.
Siete nel dualismo più profondo e non ve ne accorgete.
Neanche chi da anni blatera di visione olistica e spiritualità, neanche voi!
Chi vi guarda dal di fuori di questi vostri schemi è impietrito dal livello di incoerenza che state dimostrando.
Non cercate il dialogo, non osservate gli aspetti positivi dell’altrui pensiero, non vi mettete in discussione, non volete risolvere il problema in modo costruttivo.
No, cercate solo il modo di smontare il vostro riflesso che non vi piace e volete convincere voi stessi che avete ragione.
State vomitando la vostra oscurità e così facendo state costruendo anche nel livello materiale il vostro nemico che in realtà è dentro di voi.
Questo è l’inizio della fine.”

Riccardo Fioravanti

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La follia della società occidentale

Indigeni-brasiliani

“I cercatori d’oro hanno invaso un remoto villaggio indigeno a nord della foresta amazzonica la scorsa settimana. Circa cinquanta minatori, armati di fucili e in tenuta militare, hanno pugnalato a morte Emyra Wajãpi, uno dei leader del villaggio, gettato il suo corpo nel fiume, e occupato circa 600mila acri di terreno in un’area protetta della foresta Amazzonica. Gli indigeni hanno evacuato l’area e sono fuggiti nel villaggio vicino.”

Così inizia un articolo su “GreenMe”, noto sito ecologista, che denuncia già da tempo con diversi articoli la situazione drammatica che sta avvenendo in Brasile dopo il repentino cambio di rotta politica sulla questione Amazzonia del nuovo presidente Jair Bolsonaro.
Di tutto questo, oltre al dolore e alla rabbia che questa notizia mi provoca, una cosa che in indigna profondamente è vedere come il popolo Italiano su certi fenomeni ne fa una crociata, perchè manipolati dalla politica e su altre questioni come questa se ne frega altamente.
Per una presunta “eroina” tedesca si mobilita la società come se fosse il simbolo dell’ingiustizia, mentre tutto tace per un assassinio che non è altro che la superficie di un genocidio perpetrato ormai da secoli, dove sistematicamente viene rubata ancora oggi la terra di un popolo “diverso da noi”.
Detesto l’ipocrisia degli occidentali che etichettano vittime di serie A e vittime di serie B, anzi di nessuna serie visto che vengono ignorati.
I Nativi Americani dell’Amazzonia non vogliono venire qui da noi, no, loro vogliono solo rimanere in pace nella loro terra, vivendo in armonia con la natura, mentre i protetti della capitana germanica vengono da noi per rincorrere le nostre stesse illusioni e il nostro stesso pietoso stile di vita che avrebbe invece tanto da imparare dal popolo Nativo!
Per non parlare degli effetti di questo colonialismo del terzo millennio; la distruzione della foresta Amazzonica che è il polmone della Terra.
Ciechi, sordi e infine muti al disastro… “che bella razza umana”.

Riccardo Fioravanti, Presidente dell’Associazione Nativi della Terra

Fonte: greenme.it

Link articolo: clicca qui

La teoria va messa in pratica

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“Per produrre un cambiamento reale e concreto nella propria vita è necessario non solo conoscere lo Sciamanesimo, ma anche praticarlo. Non mi riferisco al celebrare in modo automatico e ripetitivo i riti, ma piuttosto a manifestare in ogni propria azione l’essenza dell’insegnamento. E’ fondamentale che la teoria venga messa in pratica e diventi col tempo il proprio stile di vita. Non serve a granché fare una cerimonia sciamanica e sperare che la propria vita cambi così per magia. E’ essenziale mantenere quel focus del rito anche nel tempo seguente, quando dalla realtà non ordinaria della cerimonia, il Nagual, si passa alla realtà ordinaria della vita quotidiana, il Tonal. Si tratta di iniziare a cambiare le proprie abitudini, a disciplinarsi per vedere se stessi e il mondo con occhi nuovi e a iniziare ad agire con coerenza rispetto agli insegnamenti ricevuti e alle esperienze cerimoniali sperimentate. Alla fine dei conti, le proprie azioni semplici e quotidiane, se vissute consapevolmente, con autenticità e con rispetto per se stessi, gli altri e la natura, diventano esse stesse il rito e la vita, così com’è nella sua semplice e disarmante essenza, diventa una cerimonia sacra.”

Riccardo Fioravanti

Cosa significa guarire?

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“La Capanna Sudatoria Arcobaleno così come tutte le altre pratiche sciamaniche e tecniche energetiche che svolgiamo, hanno il preciso scopo di purificare e guarire le persone che vi partecipano.
Ma cosa significa purificare? Cosa significa guarire?
In gergo sciamanico queste parole significano riportare equilibrio e verità nella propria vita. Rappresentano il processo di consapevolezza e di evoluzione che una persona intraprende in un percorso sciamanico.
Significa diventare consapevoli di tutte quelle falsità e illusioni che ci sono state inculcate dalla società e dalla nostra storia personale.
Significa imparare ad amare se stessi per portare rispetto a chi veramente siamo.
Significa smettere di compiacere gli altri per elemosinare un pò di attenzione.
Significa finirla di tradire se stessi per paura di non essere accettati dal gruppo.
Significa guardarsi allo specchio senza vergogna.
Significa stare nel presente e non nel passato o nel futuro.
Significa guardarsi allo specchio e accorgersi che siamo svegli.
Significa avere il coraggio di dire basta.
Significa imparare ad essere se stessi senza il timore dei giudizi degli altri.
Significa smetterla di giudicare se stessi severamente.
Significa smetterla di porre attenzione all’esterno di sè e iniziare a guardarsi dentro. E quando lo facciamo, non avere paura delle cose brutte che vediamo.
Significa accettarci, perdonarci e amarci per ciò che siamo.
Significa vivere il presente apprezzando la nostra vera imperfezione di oggi piuttosto che vivere rincorrendo un modello perfetto illusorio del futuro.
Significa apprezzare le cose semplici.
Significa avere la volontà di correggere i nostri errori.
Significa lavorare per portare alla realtà i nostri sogni e non quelli degli altri.
Significa prendersi cura di ciò che abbiamo e che diamo per scontato.
Significa scoprire i nostri grandi talenti e portarli alla luce.
Significa ritrovare entusiasmo e gioia nelle piccole cose.
Purificarsi e guarire significa diventare dei veri esseri umani.”

Riccardo Fioravanti

Quanto sei coerente?

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“Come ti riscaldi? Che cibo mangi e da dove viene? Che acqua utilizzi? Che mezzi usi per spostarti? Quale tipo di relazione hai con i tuoi vicini? Che rapporto hai con i tuoi genitori? Operi per migliorare la qualità della vita della tua comunità locale? In che luogo vivi? Com’è la tua casa? Quanto inquini? Quanta e quale energia usi? Il tuo lavoro ti permette di manifestare i tuoi talenti? Quello che fai contribuisce a migliorare il mondo in cui vivi? Sei soddisfatto della tua situazione sentimentale? Rispondi a queste domande e sulla base di ciò che affermi scoprirai quanta coerenza c’è tra ciò che dici e ciò che fai.”

Riccardo Fioravanti

Nulla è scontato

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“Nulla è scontato. Svegliarsi ogni mattina, sani, con la possibilità di vedere, ascoltare, toccare, annusare, gustare, poter camminare, poter imparare, poter creare non è scontato. Questi sono doni immensi che spesso non vengono apprezzati perchè si dà per scontato di averli. Solo quando si perdono si comprende il loro grande valore. La ricerca della magia della vita, dei miracoli dell’esistenza e della vera illuminazione interiore non si trovano nascosti dietro a qualche rituale o pratica spirituale o tecnica psicologica, ma in ogni momento, alla luce del Sole, in tutte quelle piccole cose semplici che fanno già parte della nostra vita.”

Riccardo Fioravanti

Fare rete; la forza di essere uniti

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Dallo scorso autunno (2015), alcune resistenze e diffidenze al collaborare con chi fino a ieri si considerava concorrente stanno sgretolandosi. Questo è un chiaro processo di unione, di integrazione, di sviluppo di una presa di coscienza che porta alla profonda comprensione che siamo tutti collegati e che insieme siamo più forti che da soli. Più forti rispetto alle problematiche comuni, più forti rispetto a progetti da sviluppare, più forti nel contrastare chi rema contro al cambiamento.

Per noi del Villaggio dei Nativi della Terra si sono aperte molte porte verso ambienti e organizzazioni che si stanno evolvendo in direzioni innovative, sia per l’aspetto sociale, ma soprattutto anche per quello spirituale.

Da una parte la magica sincronicità della vita e dall’altra il nostro cercare e confrontarci con le realtà del nostro territorio, ci hanno permesso di entrare in un paio di situazioni che inaspettatamente hanno dato un nuovo slancio alla nostra antica visione del nostro Villaggio, una visione che va oltre il nostro “orticello” e che vede il diffondersi dei nostri valori nativi al di là dei confini del nostro podere, per espandersi nel nostro territorio dell’Appennino Bolognese e favorire il processo in cui la gente che vive nelle nostre montagne divenga piano piano una grande comunità ecosostenibile in armonia con la natura e unita come popolo.

Il primo gruppo è costituito da imprenditori del mondo dell’agricoltura dell’Appennino Bolognese che ha sentito l’esigenza di unirsi per affrontare problematiche comuni, potenziare le attività commerciali e organizzarsi per obiettivi collettivi. Le difficoltà sono notevoli perché la maggior parte delle persone, nonostante siano spinte da questa nuove energia che unisce, è ancora in qualche modo connessa alle vecchie abitudini. Ma il tempo sta lavorando a favore della coesione e a piccoli passi stiamo creando progetti concreti per operare collettivamente. Ci siamo dati il nome di “Fattorie di Montagna” e pur mantenendo le proprie identità individuali, siamo fortemente motivati a fare rete.

Il secondo gruppo definito “Talenti”, opera nel mondo del Turismo Locale ed è promosso e organizzato dall’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese in collaborazione con “Bologna Welcome” (Ufficio del Turismo del Comune di Bologna), Vivi Appennino (Portale Internet Tursimo Appennino Bolognese), Città Metropolitana di Bologna e Regione Emilia Romagna. Questo progetto sta invece unendo diverse realtà legate al mondo artistico e dell’artigianato locale attraverso due prime iniziative: “Case d’Artista” che è un vero e proprio itinerario turistico in cui è possibile visitare direttamente i laboratori, gli studi e persino le case degli artisti e degli artigiani che vivono e lavorano nella montagna Bolognese e il “Circo dei Talenti” in cui un vero e proprio circo itinerante viene montato nelle principali piazze dei paesini del territorio Appenninico Bolognese e nel quale, oltre a mettere in scena degli spettacoli circensi e non, tutt’attorno al tendone vengono allestiti degli stand in cui il gruppo dei Talenti può sviluppare diverse attività con esposizioni, dimostrazioni e piccoli laboratori artigianali e artistici.

In questi primi mesi abbiamo impegnato molto tempo in riunioni volte a conoscerci e a stilare una sorta di visione condivisa in cui ognuno può mettere in gioco i propri sogni, valori e qualità allo scopo di arricchire il progetto collettivo. Un lavoro immane e assai delicato, proprio perché si passa attraverso le svariate differenze che da una parte possono essere degli ostacoli, ma dall’altra sono il vero tesoro di queste iniziative.

Fare rete non è però solo unire le forze per progetti comuni. Fare rete è molto di più. Significa creare un esempio di pacifica convivenza, nonostante quegli aspetti che possono creare separazione. Noi qui cerchiamo di andare oltre, di non focalizzarci su quegli aspetti che creano attriti e discussioni, ma di passare attraverso l’accettazione di ciò che può non piacerci e di concentrarci e amplificare invece ciò che ci piace e ci unisce,  permettendoci di costruire un nuovo modello non solo di progettualità lavorativa, commerciale o turistica, ma piuttosto un reale esempio di collettività in cui sviluppare una nuova identità del territorio che trasformi la nostra società locale degli Appennini Bolognesi in una comunità più coesa e solidale, dove poter vivere in armonia con la natura e in pace e prosperità con le altre persone che vivono accanto a noi.