Saggezza

Non cambiare la tua natura

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Un maestro zen vide uno scorpione annegare e decise di tirarlo fuori dall’acqua.
Quando lo fece, lo scorpione lo punse.
Per l’effetto del dolore, lasciò l’animale che di nuovo cadde nell’acqua, in procinto di annegare.
Il maestro tentò di tirarlo fuori nuovamente e l’animale lo punse ancora.
Un giovane discepolo che era lì gli si avvicinò e gli disse: “Mi scusi maestro, perchè continuate? Non capite che ogni volta che proverete a tirarlo fuori dall’acqua vi pungerà?”
Il maestro rispose: “La natura dello scorpione è di pungere e questo non cambierà la mia che è di aiutare”.
Infine il maestro rifletté e con l’aiuto di una foglia, tirò fuori lo scorpione dall’acqua e gli salvò la vita.
Poi rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò: “Non cambiare la tua natura se qualcuno ti fa male, prendi solo delle precauzioni, perchè gli uomini sono quasi sempre ingrati verso che gli sta facendo del bene, ma questo non è un buon motivo per smettere di fare del bene, di abbandonare l’amore che vive in te.
Molti inseguono la felicità, altri la creano.
Preoccupati di più della tua coscienza che della tua reputazione, perchè la tua coscienza è quello che sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te.
Quando la vita ti presenta mille ragioni per piangere, mostrale che hai mille ragioni per sorridere.”

Storiella Zen

IL DONO DELLA TERRA

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“Assaporare il cibo che ci dona madre terra.
Alimentare la fiamma sacra che sta nel nostro cuore.
Rossa come il nostro sangue nutrito da ciò che mangiamo.
Nutrirsi di spirito, nutrirsi di sapore, di condivisione, di gioia di star bene.
La fame dei nostri cuori non si sazia mangiando soli, tristi, o mangiando troppo, o troppo poco.
E’ la terra che si mescola al sangue, al fuoco, all’oro che c’è in ognuno di noi.
Il sole nasce ogni mattina, colora ogni cosa e la luce arancio trasforma la notte in giorno, le tenebre in luce, la morte in vita.
Lo spirito si unisce alla terra come un matrimonio d’amore fra sacro e profano.
E nel connubio esplode la natura con il verde delle piante, il colore dei fiori.
Luce e ombra convivono, gusto del cibo e fatica nel procurarlo sono un tutt’uno come la nostra vita.
Ma come raffigurare la grandezza del creato, la generosità di madre terra?
Disegno un giardino che dona ogni cosa.
Prendiamoci cura del giardino!
E il blu del cielo è ovunque e come piccole strade che si incrociano ci fa incontrare.”


Carmen Ronchetti, tratto da “Il dono della terra” di Arrigo Chieregatti

 

L’esperienza è fondamentale

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Lo Sciamanesimo non è solo un percorso di conoscenza, ma soprattutto di esperienza.

Vuoi sperimentare lo sciamanesimo?

Da oltre 20 anni insegno questo sentiero di vita, svolgendo diverse pratiche sciamaniche: la Capanna Sudatoria Arcobaleno per purificarsi e lasciare andare ciò che non ci appartiene, il Ritiro Sciamanico per ricercare un periodo di solitudine e di profonda riflessione interiore, scoprire i propri Animai Totem attraverso la pratica del Viaggio Sciamanico per comprendere meglio se stessi, la Ruota della Vita (Ruota di Medicina) per divenire consapevoli delle leggi della creazione e per trovare la direzione della nostra esistenza, Drum Spirit per riconnetterci al nostro fuoco interiore per celebrare il nostro canto e la nostra danza di potere, il Trekking Sciamanico per vivere esperienze direttamente nella natura e per recarsi in Luoghi di Potere allo scopo di amplificare l’esperienza della propria riconnessione con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda.

Riccardo Fioravanti


Nella foto: durante il trekking che abbiamo fatto sabato scorso, fratello Cervo mi ha donato il suo palco. La medicina di questo splendido animale è: Connessione tra terra e cielo, Collegamento con il divino e allo stesso tempo con i piedi ben radicati per terra, Ciclicità e rinnovamento, Simbolo di fecondità e sessualità maschile, Orgoglio, Indipendenza, Gentile approccio, Nuove avventure.


L’energia dell’Inverno

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Ecco il momento magico!
Finalmente è arrivato. Non si vede ma c’è.
Si chiama vuoto.
Spesso lo ignoriamo, quasi sempre lo riempiamo frettolosamente.
Non siamo capaci di viverlo, di accoglierlo.
E’ l’Inverno, il deserto dell’anima, quando tutto è fermo in attesa che affiori il nuovo.
È la fase della Trasformazione che nel profondo si muove lentamente per portare nuove verità alla superficie.
Un silenzio assordante ci percuote il cuore per ricordarci chi siamo veramente.
Ed è qui che il Guerriero non cede alla tentazione di muoversi in avanti verso l’esterno di sè, ma rimane dentro, nello spazio sacro del Nagual dove risiede il crogiolo della manifestazione, dove tutto ancora può succedere, per prepararsi alla prossima gloriosa rinascita.

Riccardo Fioravanti

La base di una società civile

Cervo Zoppo

“Prima dell’arrivo dei nostri fratelli bianchi e del loro tentativo di trasformarci in uomini civilizzati, noi indiani non avevamo prigioni. E di conseguenza non avevamo nemmeno delinquenti: senza prigioni non possono esserci delinquenti. Non avevamo serrature o chiavi: quindi non c’erano ladri. Se qualcuno diventava così povero da non avere un cavallo, una tenda o una coperta, gli venivano dati in dono. Desideravamo possedere cose solo per poterle donare. Non conoscevamo nessun tipo di denaro, così non usavamo la ricchezza come parametro per calcolare il valore di una persona. Non avevamo leggi scritte, né avvocati, né politici, così non ci potevamo imbrogliare l’uno con l’altro. Prima dell’arrivo dei bianchi eravamo proprio conciati male e non riesco a capire come potevamo cavarcela senza tutte quelle cose fondamentali che, come ci dicono, sono alla base di una società civile”.
Cervo Zoppo, tribù Lakota

La visione della vita degli Indiani d’America

Nel 1854 il “Grande Padre Bianco” di Washington (il presidente degli Stati Uniti d’America) si offrì di acquistare una parte del territorio Indiano e promise di istituirvi una “riserva” per il popolo “pellerossa”. Ecco di seguito, la risposta di Capo Seattle, considerata ancora oggi la più bella e la più profonda dichiarazione mai fatta sulla visione della vita.

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“Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L’idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua sotto il sole come e’ che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e’ sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura, ogni ronzio di insetti e’ sacro nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con sé il ricordo dell’uomo rosso. Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e’ solamente acqua, per noi e’ qualcosa di immensamente significativo: e’ il sangue dei nostri padri. I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per i fiumi, lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e’ uguale all’altra, perché e’ come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che più gli conviene. La terra non e’ suo fratello, anzi e’ suo nemico e quando l’ha conquistata va oltre, più lontano. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto. Non esiste un posto accessibile nelle città dell’uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse e’ perché io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse può avere l’uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l’erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno? Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l’odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L’aria e’ preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose respirano con la stessa aria: gli animali, gli alberi, gli uomini, tutti respirano la stesa aria. L’uomo bianco non sembra far caso all’aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture. Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l’aria per noi e’ preziosa, che l’aria divide il suo spirito con tutti quelli che fa vivere. Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e’ lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, averne cura in modo sacro e considerarle un posto in cui anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l’offerta di acquistare le nostre terre. Ma se decidiamo di accettare la proposta io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos’e’ l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l’uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiché ciò che accade agli animali prima o poi accade anche all’uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e’ fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinché i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e’ arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra e’ la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, bensì e’ l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto ciò che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non e’ l’uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e’ soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso. C’e’ una cosa che noi sappiamo e che forse l’uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio e’ lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli e’ il Dio dell’uomo e la sua pietà e’ uguale per tutti: tanto per l’uomo bianco quanto per l’uomo rosso. Questa terra per lui e’ preziosa. Dov’e’ finito il bosco? E’ scomparso. Dov’e’ finita l’aquila? E’ scomparsa. E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza”.