La vera ricchezza

“Un padre ricco, volendo che suo figlio sapesse che significa essere povero, gli fece passare una giornata con una famiglia di contadini.
Il bambino passò 3 giorni e 3 notti nei campi.
Di ritorno in città, ancora in macchina, il padre gli chiese:
– Che mi dici della tua esperienza ?
– Bene – rispose il bambino.
Hai appreso qualcosa ? Insistette il padre.
Il Bambino rispose:
1 – Che abbiamo un cane e loro ne hanno quattro.
2 – Che abbiamo una piscina con acqua trattata, che arriva in fondo al giardino. Loro hanno un fiume, con acqua cristallina, pesci e altre belle cose.
3- Che abbiamo la luce elettrica nel nostro giardino ma loro hanno le stelle e la luna per illuminarli.
4 – Che il nostro giardino arriva fino al muro. Il loro, fino all’orizzonte.
5 – Che noi compriamo il nostro cibo; loro lo coltivano, lo raccolgono e lo cucinano.
6 – Che noi ascoltiamo CD… Loro ascoltano una sinfonia continua di uccellini, grilli e altri animali, tutto ciò, qualche volta accompagnato dal canto di un vicino che lavora la terra.
7 – Che noi utilizziamo il microonde. Ciò che cucinano loro, ha il sapore del fuoco lento.
8 – Che noi per proteggerci viviamo circondati da recinti con allarme… Loro vivono con le porte aperte, protetti dall’amicizia dei loro vicini.
9 – Che noi viviamo collegati al cellulare, al computer, alla televisione. Loro sono collegati alla vita, al cielo, al sole, all’acqua, ai campi, agli animali, alle loro ombre e alle loro famiglie.
Il padre rimane molto impressionato dai sentimenti del figlio. Alla fine il figlio conclude:
– Grazie per avermi insegnato quanto siamo poveri !”

Fonte: facebook.com

La spiritualità oscura

Domanda:
“Pensi che abbiamo molte speranze di uscire da questa crisi del secolo e del millennio?”

Éric Baret:
“Spero di no, perché alla fine ciò che è oscuro è la cosiddetta ricerca spirituale.
Ciò che è oscuro è vedere insegnanti di yoga in ogni angolo.
Ciò che è oscuro sta canalizzando.
Ciò che è oscuro è la ricerca spirituale moderna, quel tipo di fuga dal momento.
D’altra parte, ciò che è di buon auspicio è la guerra che si avvicina, sono i cataclismi in arrivo, perché mettono in discussione profondamente l’essere umano, gli fanno porre le vere domande.
Tutto il resto lo fa dormire. Quindi, dovrebbe essere molto chiaro che lo stato del mondo è la sua occasione.
Se gli dei vogliono che il mondo tragga beneficio da questi movimenti, è il dono supremo.
Sfortunatamente, ci sono momenti in cui un cataclisma è l’unico modo per ottenere un interrogarsi. Nella loro generosità, penso che gli dei ci aiuteranno sempre di più in quella direzione.
Tutto questo romanticismo dello yoga, dell’Est, della spiritualità, tutte queste tecniche spirituali di progressione, di purificazione, appartengono all’età oscura. Sono davvero uno spreco di denaro ed energia. Un giorno scompariranno completamente, e forse quel giorno non avremo bisogno di cataclismi per svegliarci.”

Domanda:
“Con queste parole potresti creare uno scandalo…”

Éric Baret:
“Lo scandalo è far credere alle persone che attraverso alcuni esercizi saranno migliori e le loro domande profonde saranno soddisfatte.
È far credere alla gente che seguendo questa terapia, adottando quel concetto, indossando quel particolare colore di vestiti, appendendo alla parete o al collo l’immagine di un guru popolare, si creerà una profonda indagine. Questa è ciarlataneria.
La vita reale sta affrontando il momento.”

Intervista a Éric Baret, aprile 2018

Fonte: facebook.com


Eric Baret – Giovanissimo, verso la fine degli anni Sessanta, incontra Jean Klein, autentico ricercatore “spirituale, iniziato all’arte dello yoga da maestri del Kashmir e dell’Himalaya. Durante numerosi viaggi in India ha modo di frequentare alcune fra le più alte spiritualità allora viventi, quali Ma Ananda Mayi e Nisargadatta Maharaji. Da allora si consacra allo studio della tradizione tantrica non duale, come espressa nella linea dello yoga del Kashmir, e condivide le sue scoperte nel corso di incontri in Europa, Stati Uniti e Canada.

La bellezza della tribù

Io la chiamo tribù, ma sto parlando di comunità, di persone che condividono la propria vita insieme, sia perché abitano nello stesso luogo, ma anche perché a volte, anche se vivono distanti l’uno dall’altro, sono tutti uniti da valori comuni e dalla stessa visione della vita.
In occasione dei nostri seminari ed eventi, il nostro Villaggio dei Nativi della Terra si popola di vecchi e nuovi amici e allora si può veramente sperimentare la bellezza e la forza di cosa significa essere una tribù.
E quando ad unirci sono proprio i nostri valori spirituali come per esempio quelli dei Nativi d’America, allora si crea quella singolare magia che ci porta a sperimentare profondamente quella che è l’essenza della vita.
Guardando questa bellissima fotografia, io ed Enrica rivediamo con grande piacere e nostalgia la tribù che si è creata l’anno scorso a Ferragosto. Un gruppo di fratelli e sorelle che si è subito amalgamato bene e con i quali abbiamo passato insieme dei giorni stupendi.
Rivedendo questa immagine oggi, al tempo del Coronavirus, vediamo anche tutti coloro che negli anni sono passati di qui e hanno condiviso con noi un pezzetto delle loro vite.
Questo ci fa pensare a come sarebbe bello e potente essere una tribù che vive insieme qui attorno al nostro villaggio, ognuno con la sua casa, con il suo lavoro che è la manifestazione dei propri talenti e con i momenti di condivisione, di reciproco sostegno, di sviluppo della comunità attraverso tanti progetti come l’agricoltura naturale e a misura d’essere umano, con chi si occupa di benessere naturale ed olistico, chi lavora nel turismo, chi nell’arte e in altre attività volte al sostentamento proprio e del villaggio.
Ci immaginiamo la costruzione di un luogo comune dove ritrovarsi, mangiare insieme, guardare un film, fare feste, dove i bambini possano giocare in tutta sicurezza.
Un Paradiso? Forse si, ma qui sulla Terra 

Riccardo ed Enrica

Missioni di gentilezza al posto dei compiti: l’idea di una scuola Irlandese

Il terrore di tutti i genitori: i compiti delle vacanze! Superato lo scoglio del rientro a scuola diamo uno sguardo ad una bella idea di una scuola Irlandese che ha assegnato a tutti i suoi alunni al posto dei compiti delle vacanze, missioni di gentilezza da fare ogni giorno.
L’iniziativa bellissima viene dalla scuola irlandese Gaelscoil Mhichíl Uí Choileáin che si trova a Clonakilty. Per il terzo anno consecutivo, ha deciso di abolire i compiti delle vacanze invernali sostituendoli con con dei compiti in cui si è chiesto ai bambini di fare ogni giorno dei gesti gentili verso gli altri.
Il lunedì gli studenti dovevano impegnarsi a chiacchierare gentilmente con una persona anziana. Il martedì, invece, il compito era di aiutare un membro della propria famiglia. Per il mercoledì, dei gesti gentili generici, ma da divulgare in qualche maniera ad amici e familiari. I giovedì dovevano fare qualcosa di bello per se stessi, per il loro benessere emotivo, mentale e fisico.
Tutto andava poi riportato su un diario, chiamato il “diario della gentilezza”.
Iniziative molto simili anche in molte scuole d’Italia.
Per maggiori informazioni: Viviana Hutter di “Coltiviamo gentilezza“.

Elisa D’Avino

Articolo del 20 gennaio 2020

Fonte: radiopuntonuovo.it

FIL: la Felicità Interna Lorda

Nota video: è possibile seguire il video attraverso i sottotitoli in lingua italiana cliccando il quadratino in basso a destra e selezionando la lingua “Italian”

La Felicità Interna Lorda o FIL è il tentativo di definire, con un evidente ammiccamento ironico, ma con altrettanto evidenti intenti sociologici, uno standard di vita sulla falsariga del PIL, il Prodotto Interno Lordo.

Nel profondo dell’Himalaya, al confine tra Cina e India, si trova il Regno del Bhutan, che si è impegnato a rimanere carbon neutral per tutti i tempi. In questo discorso illuminante, il Primo Ministro del Bhutan, Tshering Tobgay, condivide la missione del suo paese di mettere la felicità prima della crescita economica e stabilire uno standard mondiale per la salvaguardia ambientale.

Video del febbraio 2016

Fonte: ted.com

LA PARABOLA DELLA FELICITÀ CONSAPEVOLE

Pescatore Messicano

Sul molo di un piccolo villaggio messicano, un turista americano si ferma e si avvicina a una piccola imbarcazione di un pescatore del posto. Si complimenta con il pescatore per la qualità del pesce e gli chiede quanto tempo avesse impiegato per pescarlo.

Il pescatore risponde: “Non ho impiegato molto tempo”.

E il turista: “Ma allora, perché non è stato di più, per pescarne di più?”

Il pescatore messicano gli spiega che quella esigua quantità era esattamente ciò di cui aveva bisogno per soddisfare le esigenze della sua famiglia.

Il turista chiese: “Ma come impiega il resto del suo tempo?”

E il pescatore: “Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei bimbi e faccio la siesta con mia moglie. La sera vado al villaggio, ritrovo gli amici, beviamo insieme qualcosa, suono la chitarra, canto qualche canzone, e via così, trascorro appieno la vita.”

Allorché il turista fece: “La interrompo subito, sono laureato ad Harvard e posso darle utili suggerimenti su come migliorare. Prima di tutto dovrebbe pescare più a lungo, ogni giorno di più, così logicamente pescherebbe più pesce. Il pesce in più lo potrebbe vendere e comprarsi una barca più grossa. Barca più grossa significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi più barche. Potrà permettersi un’intera flotta. Quindi invece di vendere il pesce all’uomo medio, potrà negoziare direttamente con le industrie della lavorazione del pesce, potrà a suo tempo aprirsene una sua. In seguito potrà lasciare il villaggio e trasferirsi a Mexico City o a Los Angeles o magari addirittura a New York. Da lì potrà dirigere un’enorme impresa.”

Il pescatore lo interruppe: “Ma per raggiungere questi obiettivi quanto tempo mi ci vorrebbe?”

E il turista: “20, 25 anni forse.”

Quindi il pescatore chiese: “E dopo?”

Turista: “Ah dopo, e qui viene il bello, quando i suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi, potrà vendere le azioni e guadagnare miliardi.”

E il pescatore: “Miliardi? E poi?”

“E poi finalmente potrà ritirarsi dagli affari e andare in un piccolo villaggio vicino alla costa, dormire fino a tardi, giocare con i suoi bimbi, pescare un po’ di pesce, fare la siesta, passare le serate con gli amici bevendo qualcosa, suonando la chitarra e trascorrere appieno la vita”.

IL CORONAVIRUS E’ VENUTO PER CAMBIARE IL MONDO

Earth 1

“I segnali di avviso li abbiamo avuti; nel 2001 con l’attacco terroristico alle Torri Gemelle, nel 2002 con l’entrata in vigore dell’Euro dove i nostri risparmi si sono dimezzati, nel 2008 con la crisi finanziaria, ma nonostante tutto siamo andati avanti imperterriti per la nostra strada di sempre.
Ora è arrivata una guerra contro un nemico silenzioso che molto ci sta insegnando. Tutto cambia e ogni certezza sta scomparendo, mentre invece sta sorgendo ogni giorno che passa una nuova consapevolezza.
Ma non dobbiamo commettere l’errore di mettere in discussione solamente gli altri, solo la società e ciò che siamo abituati a vedere e giudicare fuori di noi che non va bene.
Questa volta ci è piombato addosso qualcosa che ci deve insegnare a guardarci allo specchio per accorgerci quanto noi siamo fuori strada, quanto noi stiamo sbagliando, quanto noi dobbiamo cambiare.
E questa volta non abbiamo più scuse, non possiamo più rimandare l’appuntamento con la verità, perché questo è uno dei momenti più delicati della storia dell’umanità.
E’ un evento troppo grande e troppo grave per pensare di farla franca e di ritornare ai comportamenti di prima.
E se lo vogliamo, abbiamo gli strumenti per trasformare la nostra società e inventarne una più giusta, più vera, più etica, più solidale, più umana, più empatica, più sostenibile, più in armonia con la nostra Madre Terra.
Tra qualche anno ci guarderemo indietro e ci accorgeremo che pur nella sua nefasta manifestazione, il Coronavirus è stata la più grande opportunità per tutti noi di correggere i nostri errori e di risvegliarci come esseri umani più evoluti, proiettati in una nuova era in cui finalmente essere veramente vivi per assaporare pienamente la bellezza della nostra esistenza.”

Riccardo Fioravanti

In prima linea al fronte

“Non amo i selfie.
Ieri, però, questa foto me la sono scattata. Dopo 13 ore in Terapia Intensiva, dopo essermi tolto tutti i dispositivi di protezione, mi sono fatto un selfie.
Non sono e non mi sento un eroe.
Sono una persona normale, che ama il suo lavoro e che, ora più che mai, è orgoglioso e fiero di poterlo fare dando tutto se stesso in prima linea insieme ad altre meravigliose persone (medici, infermieri, oss, tecnici, addetti alle pulizie).
Per questo non mi importa delle tante ore al lavoro, dei segni addosso, del mal di schiena, della stanchezza, dei pasti saltati e di tanto altro.
Tutto questo passerà.
Passerà anche grazie a voi e al vostro impegno e ai vostri sacrifici.
Passerà se saremo uniti in un unico immenso sforzo comune.
Non mollate. Mai.”

Nicola Sgarbi

Fonte: facebook.com

L’abisso del dualismo

lupi

“Siete caduti nell’abisso del dualismo… e non ve ne state accorgendo!
Pensieri radicali, estremisti, faziosi, falsi, disonesti, violenti… Dove portano?
Lo sappiamo bene, ma imperterriti usate facebook per scontrarvi, per combattervi, per odiarvi.
Destra contro sinistra. Ancora.
Credete di essere nel giusto, ma in realtà siete l’altra faccia della medaglia a cui state “gridando” contro, con i vostri post assurdi.
Siete nel dualismo più profondo e non ve ne accorgete.
Neanche chi da anni blatera di visione olistica e spiritualità, neanche voi!
Chi vi guarda dal di fuori di questi vostri schemi è impietrito dal livello di incoerenza che state dimostrando.
Non cercate il dialogo, non osservate gli aspetti positivi dell’altrui pensiero, non vi mettete in discussione, non volete risolvere il problema in modo costruttivo.
No, cercate solo il modo di smontare il vostro riflesso che non vi piace e volete convincere voi stessi che avete ragione.
State vomitando la vostra oscurità e così facendo state costruendo anche nel livello materiale il vostro nemico che in realtà è dentro di voi.
Questo è l’inizio della fine.”

Riccardo Fioravanti